Il Gokui del Ten Chi Jin

di Kostas Kanakis – Shihan Bujinkan

Il Gokui è l’insegnamento essenziale o risveglio spirituale

Sensei Hatsumi scrive: “è importante mantenere il controllo del male e del diavolo, seguendo una via virtuosa o giusta, questa è l’essenza dell’allenamento. E’ qui da questo punto d’inizio, che il risveglio spirituale ha inizio. Il risveglio spirituale nel Budo viene anche chiamato “segreto del Budo” o “Gokui”….!

Tuttavia, che cosa crea, che cosa sviluppa il “risveglio spirituale?

Ebbene, una evoluzione ha sempre un inizio, come per ogni forma di vita può solamente innalzare attraverso la nascita. Quindi, proveremo ad osservare, lo sviluppo all’interno del Budo, tramite la natura del TenChiJin.

TEN significa: Paradiso, universo, mentalità, l’inizio.

CHI significa: Terra, materialmente, la comprensibilità, la trasformazione, il costruire.

JIN signigica: Umano, natura, individuale, in qualche modo sopravvissuto, lo sviluppo.

Nella fase di sviluppo dell’essere umano, gli organi sensoriali si pongono al primo posto, questo perchè il bambino inizia a sentire e percepire ancora prima della nascita. Tramite le “azioni” degli organi sensoriali il nascituro è già in grado di comunicare molto presto con la madre.

Ad esempio, prima che il bambino si muova del tutto, può sviluppare attraverso i suoi sensi una tipologia di comunicazione specifica. Non sono le sensazioni dell’essere umano parte del nostro spirito?

Come, Madre Natura forma lo sviluppo mentale in primo luogo, in questo modo gli esseri umani/individui possano comprendere, prima, prima che lui/ può reagire. Questo è l’istinto naturale.

Anche L’INIZIO nel Budo, presente all’interno del TEN, si pone in primo piano, ed è di estrema importanza. Questo è l’inizio e l’apprendimento iniziale. Un vecchio proverbio “impara prima a reggerti in piedi prima che tu possa camminare” è questa la mia opinione, per lo sviluppo all’interno del TEN, è molto accurate.

La seconda fase, il CHI o la trasformazione, può essere equiparato con lo sviluppo fisico. Qui uno può inoltre apprendere movimento ed adattamento. Con lo sviluppo fisico si diventa più mobili e flessibili. Con l’elemento della terra diventa possibile apprendere maggiore stabilità nelle proprie gambe, ed un migliore controllo del proprio corpo.

Partendo dallo sviluppo universale del paradiso, e la trasformazione della terra, un essere vivente individualmente raggiunge l’esistenza. In questo caso un essere umano. JIN.

Il coinvolgimento dell’essere umano nella natura è il risultato della cooperazione tra maturità mentale e aggiustamento fisico. Solamente attraverso la cooperazione, gli esseri umani possono diventare umani e come un particolare delle origini. Al TenChiJin. Tramite il Gokui del TenChiJin abbiamo la possibilità di conseguire il Gokui del Budo.

Sensei Hatsumi scrive: “Il Gokui (insegnamenti essenziali) sono esclusivi; il Gokui sembra facile da apprendere ma può essere invece molto difficile da comprendere. La sensazione è come quella di una medusa che fluttua sospeso nell’oceano.

Lo stesso può essere affermato a riguardo del Satori (illuminazione) della via marziale. Sarebbe il modo più appropriato al quale fluire nel mondo commune.

BuFuSui Ikkan

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TEMA ANNO 2010

Dal Blog di Jack Hoban

In una recente lettera Hatsumi Sensei ha incluso questo dipinto:

“Kanpeki”

Al primo sguardo, il primo kanji assomiglia al termine “Kanpeki” che significa “perfetto”. Tuttavia i disegni di Sensei Hatsumi possono essere interpretati in molti modi diversi. Osservando il dipinto, possiamo vedere il fondatore dello Zen (“Daruma” nella pronuncia giapponese).

Si narra anche che egli fece lo “Shugyou” solamente sedendo affacciandosi davanti ad un muro per nove lunghi anni, affinchè le sue gambe divennero inutilizzabili e cadde.

Forse qualcuno di voi avrà già visto una riproduzione del Budda rotondo, simbile ad una bambola nei negozi giapponesi, o all’interno delle case giapponesi.

Il significato del kanji ? (“kan”) è completo. Tuttavia, per “kan” Sensei Hatsumi utilizza? (“attraverso”). Sensei inoltre gioca con il termine “peki”. Il significato del termine “peki” (?) è “gioiello cinese con pietra preziosa”. Questo potrebbe riferirsi ala seguente vecchia storia cinese:

Durante I tempi di guerra, esisteva un Re che possedeva un raro gioiello adornato da una pietra preziosa. Un Re di un altro potente stato, desiderava possedere il gioiello con la pietra preziosa e offrì quindici paesi in cambio.

Ma, il secondo Re, era meglio conosciuto anche per la sua crudeltà, avidità e inaffidabilità. Quindi il primo Re, preoccupato disse: “se consegnamo il gioiello ed il Re non mantiene la promessa fatta, perderemo la nostra faccia”.

Tuttavia, se non consegnamo  il gioiello, invierà I suoi soldati per distruggerci”. Malgrado tutto, il primo Re, aveva al suo fianco un grande uomo come consigliere. Il saggio uomo si offrì di assolvere al compito: “Mi lasci effettuare la consegna del gioiello, ed osserverò il Re. Se non mi sembrerà in grado di mantenere la sua promessa, riporterò indietro il gioiello con la pietra preziosa in condizioni perfette e senza un graffio.

L’uomo saggio quindi venne inviato nello stato del secondo Re con l’obiettivo di effettuare la consegna del gioiello in cambio dei paesi.

Ma il secondo Re, non sembrava intendesse mantenere la sua promessa. Quindi l’uomo saggio disse, “il gioiello con la pietra preziosa ha un graffio, ve lo mostrerò”.

Quando il Re gli restituì il gioiello, l’uomo saggio allora disse, “sono venuto qui perchè il mio Re si fidava di voi, e vi manda questo messaggio “non dovremmo rompere il rapporto amichevole tra i nostri stati a causa di un gioiello.”.

L’uomo saggio quindi scappò riportando con se il gioiello con la pietra preziosa al Suo Re, in perfette condizioni. Esso riuscì a preservare la dignità del proprio Stato senza dover arrendersi a stati più potenti.

La missione era perfettamente riuscita. Quindi …. Lavoro perfetto, condizioni perfette – e questo è il concetto di “kanpeki”.

Sensei Hatsumi, tuttavia ha disegnato alcuni segni, ed ora il kanji è (“muro). Quindi…. Nell’immagine abbiamo Daruma seduto davanti ad un muro, il quale potrebbe avere l’intenzione di utilizzare la propria intenzione per perforare”attraverso”. Ma attraverso cosa? Desiderio? Per cosa? Perfezione? Chi lo sa? Ma tuttavia perforare potrebbe anche essere attraverso il desiderio dei sei sensi (vedere discussione Rokkon Shoujou qui sotto).

Solamente Sensei Hatsumi, lo sa. Questi sono il divertimento e l’ispirazione che provengono dai suoi dipinti. Qual’è la sensazione che sentite guardandoli? Forse quello che sentite è il vero significato.

E’ stato annunciato che il tema per l’anno 2010 è “Rokkon Shoujou” . Ciò forse si riferisce al concetto buddista di “Rokkon Shoujou” il quale originariamente signfica che non dobbiamo indulgere troppu utilizzando i nostri sei sensi (vedere, sentire, gustare, toccare e percepire), ma piuttosto, purificare noi stessi dal desiderio, forse recandoci in montagna e rimanendo soli. Come possiamo vedere, Sensei ha cambiato i kanji (come al solito) cosi il significato diventa…. Chi sa cosa? Ricevere la felicità dal paradiso purificando lo spirito con i sorrisi?” E ancora una volta, solo Sensei lo sa. Credo, che sapremo molto presto, ma solamente se continuiamo ad andare Avanti… keep going.

Rokkon Shoujou

Siamo anche stati avvisati di essere preparati ad allenarci con il “Tachi“ cioè la spada lunga. Sono sempre interessato a lavorare con la spada per diverse ragioni. Prima, la spada è il cuore e l’anima delle arti marziali. Seconda, in termine di aspetti tattici delle arti marziali, possiamo vedere che la spada manifesta la purezza delle linee e lo spazio del combattimento, e nel campo di battaglia nell’insieme.

Terza, la spada rappresenta la distanza nel combattimento reale di una baionetta o di una pistola. Io credo che tutti possiamo trovare molte ragioni del perchè lavorare con la spada è molto importante ed aiuta nell’apprendimento del vero combattimento all’interno dello shinken gata

E, suppongo, questa sarà l’essenza dell’allenamento per l’anno 2010. Divertiamoci dunque!!

Il modo migliore di mantenere il passo con gli insegnamenti di Sensei Hatsumi è quello di recarsi in Giappone. Ma tuttavia tra viaggi, suggerisco di seguire il blog di Doug Wilson. Ed inoltre  potrete trovare molte informazioni nel sito web di Joji Ohashi.

Come ho affermato più volte, ho iniziato il mio allenamento con Sensei Hatsumi, quando avevo 25 anni, e lui ne aveva 50. Durante le mie recenti visite in Giappone divenne chiaro per me già durante i primi dieci minuti di allenamento, ancora una volta, che Sensei Hatsumi è avanti di 25 anni rispetto a noi. “Il “tema-no tema” dl 2009 in Giappone evolve intorno al concetto di (sainou – abilità, shin/kokoro –cuore, ki/utsuwa – capacità) con grande enfasi sulla “connessione.”

Queste mi fece pensare al fatto che dobbiamo sforzarci di mantenere le nostre abilità per rimanere connessi al cuore degli insegnamenti della Bujinkan a seconda delle proprie capacità personali.

Come i lettori di questi messaggi anticipati sanno, per mantenere il “filo” che raggiunge Sensei Hatsumi attraverso le differenze di questi 25 anni con il mio metodo di allenamento e le mie esperienze di vita, creando temi per i Buyu ogni anno allo scopo di aiutarli a mantenere “i punti connessi”.

Quest’anno sto guardando al san shin in termine di “tecniche, tattiche ed etica.” Come abbiamo visto lo scorso anno, i cinque movimenti del san shin no kata hanno inclusi delle lezioni che sono sia “tecniche” (come concetto di colpire con un pugn, calci, o di semplici movimenti) che “tattiche” (come per la tempistica, la distanza, ed il controllo dello spazio tattico).

Quest’anno vorrei esplorare le lezioni “etiche” all’interno del san shin no kata. Al Daikomyosai quest’anno Sensei Hatsumi, ha sottolineato il fatto  che dobbiamo “avere cura del nostro avversario”.

Si stava meramente riferendo all’allenamento con il nostro partner dentro al dojo? Oppure, si stava riferendo a chi ci attacca veramente? Io credo che si riferisse ad entrambi.

Se questo è il caso, allora, quali sono gli elementi all’interno delle tecniche in sè che proteggono la vita, la nostra ovviamente, ma anche quella del nostro avversario? Io credo che l’esplorazione di queste lezioni ci guiderà verso il nostro obiettivo quello cioè di diventare un Guerriero Etico, e come ultimo, raggiugere l’illuminazione dei guerrieri.

Waza (Tecniche)
Senjutsu (Tattica)
Rinri (Etica)

Ma che cos’è il Guerriero Etico? In un discorso che ho tenuto al Marine Corps Museum a Quantico, in Virginia il 18 Dicembre 2009, ho utilizzato le seguenti parole: “Il Guerriero Etico è un protettore della vita”. Il Guerriero Etico non è un solamente un lottatore, anche se facciamo combattimento realmente. Non meramente come killer, tuttavia potremmo essere chiamati per uccidere.

Il Guerriero Etico è prima di tutto un protettore – un protettore del nostro stato – dei nostri amici ed alleati, protettore degli innocenti – e qualche volta anche di chi non è innocente … E si, qualche volta siamo anche protettori dei nostri nemici. Simile al contrastatore sicuramente, ma questo è anche il motivo per il quale questo non è molto intuitivo e segreto. Protettori di sè stessi e degli altri. Ma quali altri? Tutti gli altri. Se possiamo,”Questo è quello che facciamo.”

USMC photo courtesy of Homer Brett

Uccidere solamente per proteggere una vita. Purificare la propria mente e tutto il resto. Questo è la moralità del guerriero. Non potrai prendere un concetto predatorio, perchè tu non sei un predatore. Tu sei un protettore. Hai una coscienza. Accendila, non spegnerla.

Le persone potrebbero forse dire: “Questo è niente, i guerrieri si trovano in situazioni pesanti con persone pericolose. Renderete i vostri allievi deboli o esitanti o “troppo carini” tramite quell’approccio.”. Sbagliato. E’ come dire che la natura protettiva di un Padre per suo figlio, o di una Madre per i suoi bambini, o di un Marine per i suoi soldati, li rende deboli.

Sicuri, e non più vulnerabili, le arti marziali non sono fatte solamente per proteggere il nostro corpo, in guerra avete poco controllo di quello che accade al vostro corpo. Infatti, i soldati più bravi vengono spesso uccisi, perchè devono essere leader e fare cose difficoltose che la maggior parte delle persone non possono fare.

Ma che cosa accade se non morite? E se sopravvivete? Questa è la parte più difficile, vivere dopo aver fatto quello che doveva essere fatto. Quindi, l’allenamento dei veri guerrieri ha un cuore, un centro, e ancora più importante, i metodi di protezione della mente e dello spirito nel caso in cui si sopravviva. Le tecniche fisiche e le tattiche potranno forse proteggere il vostro corpo; ma quelle etiche proteggono l’anima.

Si vive una bella vita come protettore, una vita  migliore. Ma ciò rimane comunque molto pericoloso. Questo è il motivo per il quale è necessario lavorare duramente per apprendere le capacità delle arti marziali. Tutte.

Questa è la nostra missione per il 2010. Esplorare la vita preservando la saggezza della nostra arte all’interno delle tecniche in sè. Gambattemashou!

Jack Hoban

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IL CONTRATTO INESPRESSO

Dal blog di Ed Martin

Quando due allievi si allenano assieme, si crea una situazione nella quale vi è un contratto inespresso, esso è fondamentale perché entrambe le persone, offrono il proprio corpo all’altro allo scopo di apprendere le tecniche. Senza contratto e fiducia possono verificarsi casi in cui non ci sarà molto allenamento. Utilizziamo il corpo del nostro partner per verificare le nostre abilità ed eseguire i movimenti di cui abbiamo bisogno in caso di difesa personale. L’ego non può esistere all’interno del luogo di allenamento.

Vi sono due parti distinte nel contratto, e cioè che più capace è il partner anziano, meno capace sarà il partner più giovane. L’allievo anziano, o con più abilità non dovrà mai eseguire delle tecniche in modo violento e/o duro, oppure effettuandole in modo troppo veloce rispetto all’allievo più giovane e meno abile, perché questo causerà all’allievo più giovane di eseguire meno tecniche.

L’allievo più anziano è inoltre responsabile per la creazione di una situazione di allenamento nella quale l’allievo meno capace si sente a proprio agio, permettendo all’allievo con meno esperienza di dare la propria opinione a seconda di quanto forte o veloce si potrà allenare. Tale responsabilità ricadrà nell’allievo più esperto.

L’allievo più giovane ha comunque l’obbligo di comunicare al suo avversario il metodo in cui si allenerà se in modo più lento, o in modo più duro. Se entrambe le parti risultano non soddisfatte con gli accordi presi, entrambe hanno il diritto di scegliere dei partner diversi con i quali allenarsi.

Entrambe eventualmente si accorderanno per allenarsi con un pizzico di velocità in più, o di provare ad allenarsi in modo più duro, gli accordi presi saranno comunque la loro scelta e responsabilità.

Generalmente non è molto produttivo nel caso in cui si verifichino degli infortuni, queste ultimamente accadono molto spesso. Gli infortuni durante l’allenamento sono importanti da evitare. Movimenti troppo veloci eseguiti mentre si tenta di apprendere la tecnica mostra solamente il processo per farlo diventare parte della nostra memoria muscolare. Gli infortuni rimangono sempre anche quando pensiamo di essere guariti. Il nostro corpo ce ne ricorderà sempre i segni per indicarci che eseguire le tecniche troppo velocemente non è una buona idea. Il nostro corpo ci parlerà ancora e ci rivelerà che i nostri infortuni rimangono comunque sempre con noi.

Tale contratto non deve essere mai violato, e non deve mai essere interrotto. Nel caso questo accadesse, distruggerebbe la fiducia, elemento fondamentale durante l’allenamento, e che sarà necessario per le capacità dei praticanti di migliorare. Senza la fiducia non sarà facile migliore il proprio modo di allenarsi. Il nostro compito é quello di evitare intimidazioni o paure verso il nostro uke, solo in questo modo entrambe potrete apprendere. La paura può essere un tool efficiente ma al tempo stesso non uno dei più efficienti.

Se un allievo dovesse atteggiarsi con comportamenti poco consoni, esso dovrebbe essere segnalato a chi ha più esperienza, diventerà quindi compito di allievi più abili insegnare all’allievo che il proprio comportamento non è permesso. Tutti gli allievi ed istruttori devono rispettare ciò, ed insegnare agli altri che non vi possono essere violazioni di questi aspetti, ma soprattutto non vi può essere mancanza di rispetto, in alcuni casi tale mancanza da parte del violatore potrebbe terminare nel modo più doloroso.

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Ten Chi Jin: Gli istruttori sono responsabili

Dal blog di Arnaud Cousergue

Lo scorso Aprile Hatsumi Sensei mi ha spiegato che nella Bujinkan oggi sono stati raggiunti i 2.000.000 di praticanti nel mondo. Molti dôjô si reputano di appartenere alla “bujinkan”, anche se ignorano le vere fondamenta della bujinkan.

Durante il mio ultimo seminario, ho avuto l’opportunità di parlare con un gruppo di allievi principianti a riguardo dell’importanza del ten chi jin ryaku no maki, loro purtroppo non sapevano nemmeno di che cosa stessi parlando.

Uno di loro mi disse che quella “era la prima volta che ne sentiva parlare”. Ed era già un 6° kyû!

Come istruttori, è nostra responsabilità dare ai principianti tutte le basi necessarie, allo scopo che il loro cammino nella bujinkan abbia successo. Molti istruttori non hanno mai ricevuto gli insegnamenti di base, ma ad essi sono stati assegnati dei gradi alti.

E quando hanno iniziato ad insegnare ai propri allievi, hanno duplicato l’insegnamento che hanno ricevuto dal proprio istruttore originale. Ogni uno lo fa in modo sincero ma il risultato per i principianti non é buono.

Durante il DMKS del 2008 Hatsumi sensei ha insistito con le persone presenti che attendevano all’evento, di focalizzarsi sui concetti base del ten chi jin per l’anno 2009, questo perché “molti allievi della bujinkan non sono mai stati esposti alle basi”. Siamo a Luglio 2010 e gli allievi che ho conosciuto ai miei seminari non hanno ancora appreso le tecniche fondamentali della bujinkan.

Istruttori: per favore, insegnate le basi ai vostri allievi, e non quello che voi pensate siano le basi, ma quelle che Hatsumi sensei insegnò nel 1983 nel suo primo libro tecnico “togakure ryû ninpô taijutsu“.

Questo libro giapponese fu tradotto in inglese (e abbondantemente modificato) nel 1987. Questo dovrebbe essere il cuore del vostro insegnamento per i gradi kyû.

La bujinkan è un sistema fantastico non per il suo nome, ma perché è la risposta ai metodi di combattimento attuali. Non é basato sulla forza o sulla violenza, ma tutto é basato sul movimento dei piedi e dei semplici movimenti meccanici del corpo. Apprendeteli e migliorerete drasticamente le vostre conoscenze !

Nel mio prossimo summer camp, saranno effettuati degli esami scritti ogni giorno, allo scopo che i partecipanti conoscano tutti i nomi ed il contenuto di ogni gruppo di tecniche incluse nel ten chi jin ryaku no maki. Se non c’è lo studio, non c’è la conoscenza.

Se sei un allievo ricordati che il tuo insegnate è colui che ti guida nel cammino della bujinkan tuttavia alla fine del giorno TU sei colui che fa il proprio cammino. Ricordati che tu ti alleni per te stesso, per il tuo bene personale, e che nessuno è più grande di te, perché siamo tutti esseri umani. Acquisite la conoscenza della quale avete bisogno dove potrete trovarla, rispettate il vostro insegnante per quello che vi sta trasmettendo, ma sii proattivo e non aspettare di ricevere le conoscenze, come dice sempre sensei “ruba la conoscenza, lì dove si trova”!

L’estate è un buon momento per pensare  al passato, ed ai metodi di insegnamento, ed il modo nel quale apprendevamo i concetti, e pianificare per la nuova stagione di allenamento che inizia a Settembre. Per favore aggiungete le “basi” ai vostri piani di insegnamento. Vi auguro una estate felice nello spirito del rokkon shôjô.

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Il Libro delle Cinque Armi

Dal blog di Doug Wilson

Recentemente, il Soke ha parlato dell’evoluzione della Guerra, e di come lo studio appropriato del Budo richiede di rimanere al passo ed in contatto con i tempi attuali e di come dovremmo adattare questo al nostro allenamento.

Recentemente, ci sono state diverse discussioni individuali tra me ed il Soke, come quando siamo in pubblico e traduciamo per la classe a riguardo di tali aspetti. Altre scuole di arti marziali spesso non apprendono questa vasta visione e rimangono focalizzate nella forma dell’insegnamento, le quali non permettono la libertà di osservare e percepire il possibile pericolo permettendo così al nostro innato sesto senso di operare in modo naturale.

Il Soke ci ha ricordato del “Libro dei Cinque Anelli” di Miyamoto Musashi” e di come i cinque anelli si riferiscano ai cinque elementi Chi, Sui, Ka, Fu, Ku. I messaggi del Soke che ispirano tutti noi,  si riferiscono all’attitudine o sentimento del vero Budoka che deve ricercare la realtà di questi e di come essi possano essere applicati alla guerra o al combattimento.

Dobbiamo guardare ai cinque elementi come una evoluzione della guerra, ed in questo essenzialmente l’evoluzione delle armi. Il vero Budoka deve essere capace di vedere le potenzialità finali e integrare regolarmente in ciò l’utilizzo delle armi nel proprio allenamento di base.

Questo va oltre a ciò che noi consideriamo un’arma tipica. Spesso la sorpresa più grande può provenire dalle cose non comunemente considerate armi per essere utilizzate come tali.

La mentalità di essere consapevole di questa possibilità è quello che il Soke spesso insegna. Una mentalità che concepisca che qualsiasi cosa è possibile e quindi non deve rimanere intrappolato in una idea che è un preconcetto o una supposizione. (se stesso)

Nella maggior parte dei casi, il combattimento reale vede coinvolto l’utilizzo di un’arma. Tale intenzione può anche essere percepita in modo diverso nell’utilizzo di un’arma e molto spesso comprende l’intenzione di uccidere o almeno di causare danni fisici diretti.

Questa mentalità non è l’intenzione di sottomissione o vittoria, è un elemento di vita o morte universalmente diversi.

Le cinque fasi (elementi) dell’evoluzione delle armi nell’esempio del Soke sono:

  • Ken (Spada – Katana)
  • Tachi (Katana lunga)
  • Katana
  • Jyu (Pistola)
  • Arma Nucleare

Osservando ogni una di queste possiamo vedere che l’evoluzione dell’attacco come per il metodo di difesa e la distanza a loro associate cambiano. Nonostante che la distanza possa essere soggettiva, l’idea di base è sempre presente.

Nell’apprendimento dell’evoluzione delle armi, dobbiamo anche comprendere  l’evoluzione dell’attacco e focalizzare il nostro allenamento a seconda della possibilità disponibili come per il mantenimento della connessione con il passato allo scopo di ottenere una più completa e totale comprensione.

L’allenamento nel Bujinkan Budo Taijutsu dovrebbe sempre contemplare l’integrazione e l’utilizzo delle armi durante le sessioni di allenamento nonché le varie distanze, aspetti e possibilità associate.

In particolare nell’allenamento dei 15° Dan, questo dovrebbe essere sempre integrato in modo chiaro e questa idea e deve essere compresa nel modo più giusto, nel caso in cui così non fosse sarà necessario applicare un regolare aspetto dell’insegnamento, questo dovrebbe essere inoltre perseguito da ognuno nel proprio allenamento personale.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che è un segnale di scarso apprendimento e capacità nel caso in cui qualcuno abbia procurato un infortunio ad altri durante l’allenamento. Non dovremmo mai diventare non consapevoli  ma rimanere fermi con i propri ideali, svuotando la nostra mente, e liberandola da pensieri che ci possono distrarre (il nulla della mente).

Ogni ispirazione avrà un unico impatto in ogni persona nel proprio allenamento. Io sono ispirato a continuare a ricercare per trovare l’applicazione di tutto questo nella vita all’esterno del combattimento.

Dovremmo prima cercare di vivere e quindi nel momento in cui si verifichino sfortunati eventi, allora uno dovrebbe lottare per sopravvivere, dobbiamo lottare.

Bufu Ikkan – La via marziale è un percorso solitario

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MUSHUTOKU

Dal blog di Pedro Fleitas

Hatsumi Sensei, parla del vento espandendo i suoi insegnamenti a tutto il mondo. Quello che ora viene chiamato “rimanere connessi” qualche anno fa veniva chiamato “il non tagliare il cordone ombelicale, o il non tagliare il nastro” e gli insegnamenti venivano trasmessi da Takamatsu Sensei, l’importanza del non tagliare il nastro nel rapporto tra maestro-allievo e allievo-maestro.

Mushotoku la pratica della “ricerca per la non-produzione” è cruciale durante l’allenamento nella via del Budo. E’ essenziale nella pratica del Budo che diventa tutt’uno con la vostra vita.

Forse troppe persone fanno affari  rischiosi per associarsi a strade esoteriche del Budo. Ricordo molto bene, anche le date ed i luoghi (1995 presso un ristorante molto popolare a Sud di Gran Canaria), quando Hatsumi Sensei disse davanti a tutti i presenti, che le percezioni non sono importanti extrasensorialmente ma quello che è davvero importante è il magokoro, cioè un cuore sincero.

Questo cuore sincero, aperto, è il trampolino di lancio per trovare la propria spiritualità, per arrivare alla propria illuminazione. Come é scritto nella parte finale del Sutra della Grande Saggezza “gyate harasogyatei gyate bojisowaka hannya shyngyo”.

Andare, andare oltre a ciò che vediamo oltre.

La vera felicità

La vera libertà

Arrivano assieme

L’infinità assieme al satori.

Il Maestro Taisen Deshimaru dice: “Il kanji KU è spesso tradotto in Occidente come “vuoto”, ma questa traduzione é inappropriata”.

“Vuoto”, è solamente uno dei tanti significati di KU. Il significato originale denota espansione, forza centrifuga, KU non è una negoziazione di concetti di esistenza come questo, ma utilizza l’idea che tutta l’esistenza e gli elementi che la costituiscono dipendono dal principio della casualità. Dal momento in cui il fattore casuale cambia costantemente, inoltre è spesso detto che può esistere una esistenza statica.

Un altro significato o senso di KU è zero, un concetto che gli indiani conoscevano in passato, molto prima degli Occidentali. Zero non ha valore in sé, ma si colloca nel posto dove vi è l’assenza di valori nei numeri. Simbolizza tutte le possibilità, come un uovo cosmico che si genera e si disintegra indefinitamente, in una alternazione ritmica di forza centrifuga, e movimenti centripetali.

KU é il contenitore ed il contenuto di tutti I fenomeni, che esiste in termine di non-esistenza e del principio di interdipendenza…”

Hatsumi Sensei dice: “Fumetsu fusei no, Shindo no jikai, shizen ninniku no, no choetsu shizen, Komyo no satori.

Ad eccezione che tu non sappia queste cinque basi, non potrai accedere alla via dell’illuminazione che è descritta nel Tatara Hibun (un documento antico giapponese)”.

Come ho scritto nel www.kankaku.net, numero 6, Dicembre 2007. Tali principi sono:

1. Fumetsu no fukyo: Offerta illimitata. Gratitudine.
2. Shindo no Jikai: La disciplina della via vera. La fede e la confidenza.
3. Shizen no Ninniku: Pazienza e perseveranza della natura. L’arte della perseveranza.
4. Shizen no Choetsu: L’importanza della natura. L’ispirazione.
5. Komyo not Satori: La verità della luce. La chiarezza. Un caldo abbraccio.

Pedro Fleitas, Unryu (Dragone delle nuvole)


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Sainou Shin Ki

Dal blog di Duncan Stewart

Un giorno durante una classe presso l’Honbu,  sentimmo il Soke che parlava riguardo il tema del prossimo anno.

Il tema, é Nessun tema. Tuttavia, il Soke ha menzionato il concetto di alcuni dei miei precedenti post relativi a Nouryoku kokoro Utsuwa, anche se i kanji sono comunque diversi esprimono il concetto nello stesso modo.

Quella sera ho acquistato un grande Kakejiku. Sapevo che era il momento giusto per scrivere per rapportarmi con Sensei ed il suo pennello.

Durante la pausa della classe gli ho chiesto di dipingere qualsiasi cosa si sentisse di disegnare. Credo che questo sia il modo più giusto per permettere al Soke di essere un grande artista ed esprimere liberamente sé stesso in quel momento.

Non è errato richiedere un kanji o un dipinto particolare (anch’io ero abituato così), ma facendo questo, abbiamo fermato il flusso del tempo.

E come risultato, il Soke ha dipinto questo:

Il primo ed il secondo kanji possono essere letti insieme e possono essere letti come Sainou. Che tradotto significa talento, o dono, abilità. Ma può anche significare destrezza o facoltà, come per “ha un talento per la musica”.

Il terzo Kanji, si legge Shin. Come ho scritto nella mia ultima pagina, può anche essere letto come kokoro (cuore). Tuttavia, con questa combinazione di kanki, é più comunemente riferito a Shin (cuore, spirito, mente).

Il quarto kanji si legge KI. Questo é lo stesso kanji di Utsuwa. Tuttavia, con questa combinazione si può leggere anche come KI, che significa calibro, capacità.

Nella mia esperienza, questa è la prima volta che il Soke ha messo per iscritto tale concetto indicandoci le direzioni verso le quali focalizzarci nei prossimi anni di allenamento.

Il Soke, mi disse “Questo é molto importante per tutti i Budoka”.

Il Soke ci offre comunque dei concetti o temi particolari sui quali basare il nostro allenamento ogni anno, questo traspare ogni volta.

Perché? Io credo che tutte le lezioni possono essere trovate nel Kukan. Nel gokui (essenza) del Budo. Vi sono delle differenze nei temi annuali, conseguentemente queste piccole differenze possono essere viste solamente da chi é ad un livello di allenamento ottimale per assorbirle.

Questo è molto importante da capire e apprendere.  Siamo tutti insieme in piedi nella stessa stanza. A volte, siamo assieme agli Shihan del Soke. Insieme ascoltiamo le parole del Soke. E’ la tua abilità, cuore e capacità globale a livello di maturità assorbire esattamente le stesse lezioni come lo é per gli Shihan? Non credo. Tutti interpretiamo l’allenamento prendendo dalla nostre attuali abilità e capacità. Mi piacerebbe poter affermare che coloro che credono di sapere, sono in uno stato di negazione e delusione. Non si può mai sapere veramente. Perché?

Perché evolviamo costantemente. Il nostro sapere, pensare, modo di fare le cose ecc, cambia sempre.

E’ da ignoranti dare giudizi e credere dentro di se che sappiamo “com’è”. Se lo sapete, vi siete trasformati in ostinati in un certo senso. E questo è quello che il regolamento del dojo chiede ai praticanti di non diventare mai. Le persone si nascondono bene. Le persone nascondono se stesse dando un senso di sapere, o anche di non sapere. Si adattano a seconda delle persone con le quali si associano .

Questi sono dei tranelli. Tranelli che provengono dall’insicurezza. La cosa più importante è rimanere se stessi. Con questa affermazione intendo nell’utilizzare le propria forza per rimanere in piedi stabili.

Se fate sentire le persone a disagio supportando e mantenendo la vostra verità, è questo il vostro problema? E’ importante mettere un veto sulle parole degli altri ed anche non essere d’accordo ogni tanto con i vostri amici. Per accettare tutto, oppure per lasciare andare tutto, a volte questo atteggiamento può non essere appropriato. E’ necessario discernere ed effettuare le vostre scelte per ridare ciò che vi è stato dato, o per prendere qualcosa. La vita è parlare, rivelare le vostre verità

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